Barcolana 47 (parte prima)

Andare… non andare… Andare… non… bah!
Alla Barcolana 46 non sono andato… saltarne due di seguito mi sembra inconcepibile, magari porta anche male… quindi questa barcolana s’ha da fa!
Tempo per preparare la barca, praticamente zero. Dovevamo mollare alle 15:00 di Venerdì e poi, tra sbarca l’ancora, porta via la catena e riempi il serbatoio con le taniche siamo in mare solo dopo le 17:00.
Io, Federico e Daniele. Nottata insolitamente mite per la stagione, mare calmo, debole vento in faccia e 1600 giri di motore. Uffa, ma un po’ di aria decente non si poteva avere!
Va be’ paragonato alle traversate gelide, a quelle piovose, a quelle con 30 nodi da risalire di bolina e a quelle con più di due metri d’onda, in fondo non ci si può lamentare; se non altro, arriveremo riposati!
Magari non proprio… insomma riposati non è il termine più indicato.
Alle 6 di mattina, più o meno davanti a Pirano, Eolo decide di iniziare a farsi sentire; ma mancano solo 10nm quando vediano un possibile ingaggio con un altra barca e decidiamo di darci dentro!
Via motore, vele a segno e si inzia il ballo!
Al primo incrocio passano loro… il vento aumenta ancora. Prendiamo una mano alla randa e una al genoa terzarolabile, che ora è diventato un fiocchetto piatto come un biliardo. Inizia anche a montare un po’ di onda; per guadagnare il molo Audace saranno bordi fino alla fine.
Quello verso Miramare con onda quasi di prua, ripida e che frena molto! Quello verso la Slovenia con onda al traverso e la barca che accelera bene. Altro incrocio e siamo davanti noi… ma il vento ora si è fatto molto teso. Qualcuno si è mai chiesto: ma quando al telegiornale fanno vedere la gente di Trieste che cammina piegata in due per resistere 120 kmh di vento, in mare come sarà? …be, interessante!
Intanto l’altra barca arrotola il genoa, randa nel lazybag e prua al vento. Io non la vedo esattamente nello stesso modo: con questo bordo possiamo arrivare dentro, rimanendo anche davani a quelli che hanno dato motore!
Me: presuntuoso e ignorante.
Loro: previdenti e assennati… però è stata un’esperienza! E non aggiungo altro per pudore.
Il vento inizia a strappare l’acqua dalla cresta delle onde e a tirarcela in faccia come pallini di piombo; cappello calato fino agli occhi, testa incassata nel bavero della cerata e occhiali che fermano le gocce (per fortuna! ).
Ormai siamo a due miglia dall’arrivo, ma la barca non naviga più! Scarroccia quando va bene… si sdraia sul fianco ogni pochi minuti quando va male. Non ho passato la seconda mano (me imprevidente! QUANDO SERVE, NON È UN LAVORO ESATTAMENTE FACILE DA FARE !!! )
E a due misere miglia dall’arrivo, tirare giù a prua, mettere la tormentina, ammainare la randa, passare la seconda mano e rimandare a riva… mi sembra semplicemente inutile.
Per un attimo sono quasi affascinato dallo spettacolo: in piedi sulla paretina verticale del pozzetto, ora orizzontale, aggrappato alla ruota, osservo lo scafo che galleggia di murata l’acqua che arriva alla tuga e il boma che striscia… sul mare.
Mi ricorda tanto il 470: arrivava la raffica, mollavo la randa, ma quello andava giù ugualmente e io mi ritrovavo in piedi, oltre il bottazzo di tek, a camminare sullo scafo bianco… poi la raffica mollava un po’, l’albero si riallontanava dall’acqua e io rientravo in barca.
Federico e Daniele non so a cosa stiano pensando di bello, ma sono sicuramente anche loro molto veloci ad aggrapparsi a qualcosa di robusto sopravento!
Accendo il motore e mi piego a guardare il contagiri per capire se rimane acceso: il rumore e le vibrazioni sono tali che non si sentirebbe nemmeno un Landini testa calda acceso in pozzetto!
Ok ora è partito.

Daniele, per favore, prendi il timone. Quando ti urlo e alzo il braccio, vai al vento. Federico, tu molli drizza genoa. Pronti?

Salto verso prua, urlo, alzo il braccio, la barca va al vento, Federico molla e io, proteggendomi la faccia come un pugile sul ring, inizio a strappare la stoffa del fiocco dagli artigli del vento… (continua)

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