Barcolana 47 (parte seconda)

La vela sbatte come se fosse di seta … la stringo e il vento me la strappa dalle dita… la stringo di nuovo, più forte! Mi sposto un po’ verso la bugna per mettere uno zerlo e il vento rispinge la tela in alto, lungo lo strallo. Imprecazioni strappate dal vento e rabbia da sfogare: bene!
Mi giro, un po’ strisciando, un po’ carponi. Inizio a spostarmi verso prua per riabbassare la tela. Tela in faccia, tela tra le dita, tela sotto i piedi… Daniele accelera per non far scadere la prua al vento, la barca sussulta e le onde la spingono violentemente verso l’alto. Per non essere sbalzato in alto e rimanere sospeso mentre lo scafo torna giù, incastro il piede sotto il tangone fissato alle dragli e lavoro con entrambe le mani libere.
Bene, bello, mi sento nel mio elemento, tutto ok, tutto o.. cazz… I piedi mi scivolano sulla tela bianca e mentre la coperta parte verso l’alto spinta dall’ennesima onda, io inizio a cadere in basso! Stavolta è brutta. Ho perso l’equilibrio e vado giù come un sasso; non riesco a portare le braccia avanti… riesco solo a pensare che se sotto c’è una galloccia d’ormeggio o il barbotin del salpa, sono mor.. sbang!!!
Sbatto tra l’arcata sopracciliare destra e la stanghetta degli occhiali. Una botta pazzesca, ma santa adrenalina, non sento nulla! Scatto in piedi sfruttando il successivo affondo della prua, lego uno zerlo tra lo strallo e il pulpito per fermare in basso i garrocci, altro zerlo alle draglie e poi ammaino la randa.
Trieste è li, si vedono i camion sulla litoranea. E io ho rischiato le penne a un miglio dall’arrivo!
Torno al timone e la faccia di Federico non trasmette una buona sensazione …

em.. forse quando arriviamo… è meglio se ti fai dare un occhiata…

Parafrasando Il Grande, sento Un dolore caldo alla tempia… le dita sporche di sangue, piazzo un pezzo di carta assorbente sotto lo zuccotto che calo sopra l’occhio e mi concentro sul prossimo step. Per coprire l’ultimo miglio ci mettiamo un eternità. Punto dritto contro vento e contro onda per limitare gli spruzzi che continuano a ferire la faccia e arrivo a pochi metri dalla diga esterna dei vecchi magazzini abbandonati. Vorrei andare sul molo Audace, ma sembra troppo esposto alla bora. Gli addetti al controllo degli ormeggi ci mandano in un altro posto, al di la dei capannoni. Il vento è fortissimo anche lungo le rive. Manovrando è necessario dare tutto motore per conservare un po’ di autorità di timone… e per fortuna ho quaranta cavalli; forse con 18cv non sarei neanche riuscito a risalire il vento!
Ormeggiamo tra i rimorchiatori d’alto mare e i vigili del fuoco. Ora sono un po’ stanco, ma non ci si può ancora riposare: probabilmente un rimorchiatore rientrerà questa notte e noi siamo al suo posto. Ok, ci muoviamo di nuovo. Daniele ha trovato un ottimo posto e ci dirigiamo li. Anche accostare ad una banchina diventa complicato con più di 40 nodi: sempre tanto motore e calcolare bene di quanto scade la prua appena si offre un mascone al vento. Be, finalmente sembriamo a posto! Mi do una sistemata, mi tolgo il sale dagli occhiali e dalle sopraccilia, metto una maglia asciutta e sbarco. Peccato che appena mi abbasso per regolare un ormeggio il sangue riprende a uscire da sopra l’occhio; niente di drammatico, ma abbastanza fastidioso, soprattutto in vista della regata di domani. Ok vediamo di darci una cucitina. Federico e Daniele a fare l’iscrizione a Barcola e io al pronto soccorso dell’ospedale di Cattinara, con tanto di passaggio in ambulanza. Peccato che insistono per mettermi uno scomodissimo collarino che mi blocca la testa e mi graffia spalle e schiena. Sono preoccupati che qualche vertebra possa andare fuori posto, tranciando il midollo spinale… come tagliare i fili a un burattino. Gli spiego che dopo la caduta ho continuato a essere vigile, presente e abbastanza attivo! Comunque questa è la procedura e solo un medico può disporre diversamente. Ok.
Con il mio taglietto mi rassegno a una lunga attesa; per fortuna la barella è comoda come un letto e non visto, mi allento il collare malefico e mi metto a dormire… finalmente! (Continua)

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