Amore Infinito

8 Giugno 2017

Una lunga e intensa giornata di navigazione, dal sud dell’isola di Cherso al golfo di Medulin.

Bora a 20 nodi tra le Srakane e Lussino, affrontata con fiocco pieno e una mano di terzaroli. Onda al traverso, formata ma non fastidiosa, pochi frangenti e nessuno spruzzo in coperta.

Rinforzo nel canale tra Srakane e Unije e poi raffiche di ricaduta sottovento all’isola.

Ammaino e mi ancoro per aspettare Daniele e il suo Via col vento.

Poi ancora mare! La cerata è già pronta in quadrato, prevedendo la Bora che soffierà nel canale del Quarnaro.

Ma dura poco e poi il vento molla, per tornare da Maestrale: in faccia dritto dal faro di Porer.

Senza un elica da spinta il Via col vento fatica a risalire e Pyxis lo segue, poggiando su Medujine. Il maestrale rinforza con raffiche fino a 30 nodi.

Ma sulla nuova rotto si riesce a fare vela. Una mano di terzaroli alla randa e una al fiocco. La mia barca sembrava non attendere altro: s’inclina dolcemente al vento teso e accelera subito, veloce e stabile. Equilibrio perfetto, timone neutro. La ammiro da prua, mentre si governa da sola, senza la fredda intelligenza Raymarine, ma solo grazie a sapienza di linee, di vento e di vele.

Orgoglio e amore per la mia sposa in bianco, sempre pura, nel vento che le gonfia le vesti e nel mare che le scivola sui fianchi stretti di eterna bambina…

Dentro a Meduline l’onda si quieta; le raffiche da nord ovest spingono, mollano, un po’ girano, ma comunque portano la mia tela.

Voglio arrivare in fondo alla baia, dove, nell’immobie acqua verde e nel fango pastoso, piantare l’ancora e spogliare la sposa del suo candido vestito.

Ma mi è piaciuta talmente tanto questa navigazione verso Medujine che non voglio concluderla col fastidio del motore: dovrà essere solo vento e sale e mare tra me e lei. La accarezzo e vira nell’ultimo stretto prima dell’arrivo. Devo essere veloce e preciso!

Quattro metri di fondo, che seppur morbido, non voglio certo infilarci la deriva.

Salto a piede d’albero, in forza mantiglio e lazy jack. Poi una puntata a pizzicare il vento, stopper drizza fiocco aperto e i garrocci si inseguono veloci verso la coperta; il tessuto bianco li accompagna tra la battagliola e il baby.

Un salto e sono a prua per imbrigliare la tela e non farla più  rapire dal vento. Poi l’ancora, liberata dalla sicura, già tira sulla catena, pronta al tuffo.

Devo essere più veloce! Tre metri di fondo e Pyxis continua a corre … via la drizza della randa e anche l’ultimo abito scivola giù. La mia sposa ora nuda abbrivia ancora un po’ su un fondale di due metri e poco più.

Con la mano accarezzo appena le pelle del timone e la prua abbatte ubbidiente.

La zona d’ancoraggio è sotto vento, che ancora mi spinge, a secco di tela, a quasi 2 nodi.

Ora ho anche il tempo per abbracciare di zerli la randa e poi la morbida pelle della ruota è nuovamente tra la mie dita.

La cingo e la giro in un ultima volta di valzer… e la mia sposa, ora spoglia di vele, con l’energia del vento sulla schiena nuda, volge ancora il volto al maestrale.

Durerà solo un attimo, lì ferma, ma l’ancora già sciende, trascinando la catena e la prima alambardata esaurisce la spinta con la marra che penetra la terra.

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