archivio

Immagini

Le sveglia delle 6 di mattina è stata anticipata dal vociare di gente che tornava a casa alle 5:30, augurando buona notte mentre scendeva dalle macchine degli amici. La saracinesca del panettiere e quella dell’ortolano…
Sveglio prima della sveglia, non proprio con il sorriso sulle labbra, ma riposato e di buon umore. Fuori era buio, solo un inizio di chiarore dall’est.
Ora il sole sta sorgendo e dal mio posto sul treno è quasi in asse con il mio sguardo, solo pochi gradi più a sinistra.
Campagna, campi che riposano sotto una nebbia rarefatta che rende appena sfocate le immagini, come un filtro leggero, sapientement scelto dall’occhio esperto di un fotografo.
Il sole rosso arancione ora la illumina da dentro, trasmettendogli una nota leggermente rosata; adesso il filtro è da matrimonio, forse un po’ troppo marcato e meno elegante. La ricerca di un effetto scelto da catalogo, per clienti di borgata, che vedono il futuro benevolo in un viraggio della luce che avvolgerà le immagini delle loro nozze.
Il panorama scorre, il sole si alza ancora un po sui campi; il tempo scorre, il proiettore carca un nuova diapositiva con il tlack secco della porta del treno che si apre alla stazione di Bologna.
Scale mobili, pareti di vetro, pilastri di cemento armato a sezione circolare; decine di metri sotto terra, in un ambiente asettico e ordinato per prendere la metropolitana d’italia.
Non mi lamento di nulla, sono contento di essere in movimento per qualcosa, mi piacciono i luoghi asettici e ordinati, apprezzo le combinazioni di colore tra vestito, camicia e cravatta. Il risultato è davvero buono, peccato abbia sempre bisogno di un aiuto esterno per raggiungerlo… si potrebbe pensare ad una nuova app che con un algoritmo dia una valutazione sulla bontà della combinazione di colori…
Ecco il mio treno…
Pulito, ordinato e asettico “…siete pregati di abbassare la suoneria del vostro cellulare e il tono della voce per non…”.
Praticamente tutta gente che si sta spostando per lavoro, mediamente educata, benvestita e pulita. Ora sono seduto fronte marcia e il sole è alle mie spalle, coperto dalle nuvole. Cielo grigio azzurro, campagna, fattorie e autostrada. Le macchine sono tutte più lente e le superiamo in souplesse.
Il Po è gonfio d’acqua che riflette il grigio senza sole, lambisce l’argine e scorre contro i piloni della ferrovia. Quella stessa acqua me la ritroverò, debitamente salata, a lambire la carena della mia barca. Dal delta il flusso piega verso sud est, seguendo la costa. A Ravenna la corrente è di quasi un nodo; navigando verso Rimini e misutando la velocità con il GPS, ti sembra di essere un fulmine…
Ancora 16 minuti all’arrivo; campagna, autostrada, macchine e fattorie.
Carico una nuova diapo, ma non in tempo reale… ora dalla mia mente, da uno di quei box grigi con lo sportello frontale bianco fatti per essere impilati e incastrati tra loro…
Un tempo di qualche anno fa, dopo giorni e giorni di pioggia il Po sembrava stesse trascinando in mare metà della terra della pianura Padana…
Un altro tlack, un altra diapositiva… porta del treno, caricatore di telaietti, porta della metropolitana, sequenze veloci, ondeggiamenti e sibili, fermate sotterranee “…fermata Piola, treno per Gessate…”. Il vagone si scuote, accelera, rallenta, sibila e fischia. Ancora poco e il programma “giornata di lavoro” sta per essere caricata in memoria per l’esecuzione. Ok, pronto a entrare in scena!

Annunci